Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Roccacalascio (M. Anselmi)
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Le Foreste

Il territorio del Parco è ricoperto per oltre la metà da boschi e foreste, che, grazie alla particolare collocazione biogeografica dell'area protetta e alla diversità geologica tra il Gran Sasso e i Monti della Laga, risultano particolarmente ricchi e variegati.
Così, nelle zone più calde si collocano le formazioni boschive mediterranee sempreverdi dominate dal leccio (Quercus ilex), quelle più estese si localizzano nella conca di Ofena. Salendo in quota, si rinvengono i boschi di roverella (Quercus pubescens) e di cerro (Quercus cerris), quest'ultimi particolarmente diffusi sui Monti della Laga, dove in passato furono sostituiti dall'uomo con i castagneti.
Sui versanti calcarei acclivi, invece, si insediano i boschi a dominanza di carpino nero (Ostrya carpinifolia) e di orniello (Fraxinus ornus), mentre il carpino bianco (Carpinus betulus) costituisce interessanti e rare cenosi forestali in alcune aree pianeggianti ai piedi del Monte Camicia (m. 2564).
La formazione forestale più diffusa è la faggeta, che si estende nella fascia compresa tra 1000 e 1750 metri di quota. Essa è presente con diverse associazioni condizionate sia dal substrato geologico che dalla quota ed esposizione. Solitamente il faggio (Fagus sylvatica) tende a costituire boschi monofitici ma, in particolari condizioni, a esso si affiancano altre specie arboree  come il tasso (Taxus baccata) o l'agrifoglio (Ilex aquifolium) nelle forre o nelle aree caratterizzate da affioramenti rocciosi, oppure tigli (Tilia cordata, T. platyphyllos), aceri (Acer pseudoplatanus, A. platanoides) e olmo montano (Ulmus glabra) nelle zone ove si siano verificate frane o accumuli di detrito.
Particolare interesse ecologico rivestono le formazioni forestali miste tra faggio e abete bianco. Quest'ultima specie, un tempo, era molto più diffusa sull'Appennino, ma a seguito dell'intervento dell'uomo e dei cambiamenti climatici è divenuta alquanto rara. Nel territorio del Parco, boschi misti con abete bianco si rinvengono principalmente sui Monti della Laga: Bosco Martese, Abetina di Cortino, alta Valle del Castellano, Valle della Corte; sul Gran Sasso, invece, l'unica abetina relittuale è quella che sovrasta l'abitato di Tossicia. Si tratta di boschi che si caratterizzano per una notevole ricchezza floristica, e per una struttura più complessa, raggiungendo l'abete altezze maggiori rispetto alle latifoglie.
I boschi del Parco, in passato, sono stati fortemente utilizzati dalle popolazioni locali, sia per il legname che per la produzione di carbone, per cui oggi numerosi sono i cedui. Nonostante la forte pressione antropica, è ancora possibile ammirare boschi maturi, maestosi, vetusti, che per certi versi evocano la natura selvaggia delle selve primigenie, come quelli di San Gerbone, Martese, del Venacquaro, di San Nicola, della Pelinca e altri. Si tratta per la maggior parte di faggete, spesso con presenza di grandi esemplari di abete bianco, acero e olmo montano, oppure castagneti impiantati dall'uomo in epoca medievale.
Nelle aree forestali meglio conservate è presente una fauna alquanto rara che annovera tra gli uccelli l'astore (Accipiter gentilis), il picchio rosso mezzano (Picoides medius), la balia dal collare (Ficedula albicollis).
Tra gli anfibi si rinvengono la salamandra pezzata (Salamandra s. gigliolii), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), nonché la rana rossa appenninica (Rana italica). Tra gli insetti la specie più emblematica risulta il cerambice del faggio (Rosalia alpina), ben più diffuso di quanto si credesse in passato.
Grazie anche a operazioni di reintroduzione, sono tornati nei boschi del Parco il capriolo (Capreolus capreolus), ormai ampiamente distribuito, e il cervo (Cervus elaphus), ben più raro e localizzato. Anche l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), dopo circa centocinquanta anni dalla sua scomparsa, si sta reinsediando nelle foreste della catena del Gran Sasso.
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