Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Territorio e Natura

Un monumento europeo alla biodiversità

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, divenuto operante nel 1996, è stato istituito nel 1991, con l'emanazione della PDF Legge Quadro sulle aree protette (L. n. 6 dicembre 1991, n. 394), per preservare e valorizzare le risorse naturali e storico-culturali presenti nel suo vasto e complesso territorio. Il PDF 5 giugno 1995, con Decreto del Presidente della Repubblica, è stato istituito l'Ente Parco.

Il Parco racchiude tre distinti gruppi montuosi: la maestosa catena calcareo-dolomitica del Gran Sasso, con la vetta appenninica più elevata, il Corno Grande (m. 2912), alla cui base è sopravvissuto il Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa; i Monti della Laga, nel settore settentrionale del Parco, raggiungono anch'essi una quota ragguardevole sul Monte Gorzano (m. 2458), e costituiscono il complesso montuoso arenaceo-marnoso più elevato ed esteso dell'Appennino; a nord-est del Parco, i Monti Gemelli, due montagne calcaree interessate da complessi fenomeni carsici.

Localizzato nell'Italia centrale, il Parco interessa due distinte regioni biogeografiche: "euro-siberiana" e "mediterranea". Questa particolare collocazione, unitamente alla diversità litologica delle montagne e alle elevate quote, fa di quest'area protetta un territorio che presenta un'elevata ricchezza biologica. Infatti, nel Parco vivono circa 2300 specie vegetali superiori, oltre un quinto dell'intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano. Per quanto riguarda il regno animale, emblematico è il caso degli anfibi, presenti con ben quattordici specie tra cui, unico caso in Italia, ben quattro specie di tritoni. Inoltre, le montagne del Parco costituiscono una vera e propria soglia biogeografica tra il nord e il sud del Paese; qui, infatti, alcune specie mediterranee raggiungono il limite settentrionale di distribuzione, mentre altre, in particolare piante e animali di origine artico-alpina, quello meridionale.
Gli ambienti più peculiari del Parco sono costituiti dalle alte quote, dove si concentra la maggior parte degli endemismi floristici e faunistici. Inoltre, sulle quote più elevate si rinvengono molte delle specie a carattere relittuale, i cosiddetti "relitti glaciali", che annoverano non solo piante e insetti, ma anche diverse specie di vertebrati, come nel caso della vipera dell'Orsini, dell'arvicola delle nevi, della rana temporaria e del tritone alpestre.
Sulle aree cacuminali si concentra anche un'avifauna ben adattata, tra cui il gracchio alpino e corallino, il sordone, il picchio muraiolo, il fringuello alpino, lo spioncello, la coturnice, presenti con le più consistenti popolazioni peninsulari.
La notevole diversità biologica del Parco si riscontra anche nelle foreste che ne ricoprono circa metà del territorio, con diverse tipologie boschive, tra cui leccete, quercete, cerrete, orno-ostrieti, pioppete a pioppo tremulo, castagneti e faggete. Queste ultime costituiscono le formazioni forestali più estese entro cui si sono conservate anche fitocenosi relittuali come i nuclei di abete bianco, localizzati essenzialmente sui Monti della Laga, le formazioni ad agrifoglio e tasso o le stazioni di betulla.
Estese sono anche le aree pascolive, sia primarie che secondarie: sul versante meridionale del Parco le formazioni erbacee assumono la fisionomia di vere e proprie steppe, anche in considerazione delle particolari condizioni microclimatiche. Queste si caratterizzano per la presenza di una forte componente orientale sia nelle comunità animali che vegetali, entro cui si annoverano anche alcuni endemismi. In questi ambienti si concentrano numerose specie di uccelli in declino nel loro areale europeo, come il succiacapre, la calandrella, l'ortolano, la cappellaccia.

Nel Parco, poi, non manca la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico. Tra queste il camoscio d'Abruzzo, reintrodotto nel 1992 e oggi presente con oltre cento individui sulle montagne del Gran Sasso; il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari, che è tornato a predare cervi e caprioli, le cui popolazioni sono in costante aumento. Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l'orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall'Ente Parco nella tutela e valorizzazione di un territorio straordinario e unico.
L'ampia estensione del Parco, la varietà degli ecosistemi presenti, le estese superfici boscate e la contiguità con altre aree protette fanno del Parco un territorio adatto alla conservazione della grande fauna che annovera specie di rilevante interesse naturalistico. Tra queste il camoscio d'Abruzzo, reintrodotto nel 1992 e oggi presente con oltre duecento individui e il lupo appenninico che, con una popolazione di oltre quaranta esemplari, è tornato da tempo a nutrirsi della sua preda principale: il cinghiale.
Il Cervo, è attualmente oggetto di un programma di reintroduzione per migliorare la funzionalità degli ecosistemi forestali del Parco dove, occasionalmente, anche l'orso bruno marsicano fa la sua comparsa.

cane da Pastore Abruzzese
 
Laghetto di Santo Stefano di Sessanio
 
Lago di Campotosto, ginestre
 
Fioritura di Adonis vernalis
 
Camoscio
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